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QUESTO GIOVEDÌ

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FEDE    
15 luglio 2015 - 18:00
Msg #9008

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FEDE

Questo giovedì in sede si terrà un corso base. Chiunque voglia pagaiare troverà la sede aperta 

R: DU SPAGHI

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MARKELLO PRESIDENT    
14 luglio 2015 - 18:11
Msg #9006

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MARKELLO PRESIDENT

 Andrea,

avviso pubblicato la notte precedente ci termine alle 12.30 del gg successivo.... 

Solo adesso ho potuto collegarmi.

DU SPAGHI

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LORIS FRANCESCO    
13 luglio 2015 - 21:47
Msg #9005

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LORIS FRANCESCO

Ciao andrea, i carboidrati la sera ,in questo periodo per me sono un peccato mortale 😊però se c'è un alternativa proteica mi fermo volentieri

DU SPAGHI

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ANDREROCK    
13 luglio 2015 - 21:35
Msg #9004

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ANDREROCK

dunque:

- voi mi fate sapere entro domani a mezzogiorno chi ha voglia domani di fermarsi per una aperitivo, carbonara e una birra

- io in pausa pranzo vado a fare la spesa

- io ritiro 5euri a testa da chi ha dato conferma (e che e' pregato di non tirare il pacco)

- poi se magna

 

Regole del gioco :

- chi vuole pontificare su come si fa una carbonara (solo Frank se lo puo' permettere!!!) verrà usato come pancetta

- chi me lo dice in ritardo .. si attacca al tram

- quello che non viene speso verrà devoluto in birra

 

a domani

GAIL 2015

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ANDREROCK    
13 luglio 2015 - 18:46
Msg #9003

FOTO
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ANDREROCK

 Che spettacolo Kap !!

Bellissimi ricordi, bell'avventura !

R: COLORI

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MARKELLO PRESIDENT    
13 luglio 2015 - 18:04
Msg #9002

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MARKELLO PRESIDENT

 molto sentito

Bravo!

APERTURA SEDE ODIERNA

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GOTTFRIED    
11 luglio 2015 - 09:39
Msg #9001

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GOTTFRIED

 Ciao

 

oggi apro io essendomi liberato .

 

dalle 3/3.30......

ARTICOLO INTERESSANTE: NUOTO IN CORRENTE

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ANDREROCK    
10 luglio 2015 - 01:39
Msg #8999

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ANDREROCK

Ciao, vi consiglierei la seguente lettura, interessante ed utile: https://alpinespirit.wordpress.com/2015/07/09/consigli-per-il-nuoto-in-caso-di-bagno/

R: COLORI

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PASQUALE    
10 luglio 2015 - 01:29
Msg #8998

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PASQUALE

Il forzuto, pragmatico e selvaggio Nunz....... trasformatosi in un visionario dai mille colori. Bello! 😀😃

R: COLORI

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BOBBY    
9 luglio 2015 - 14:33
Msg #8997

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BOBBY

Mi sento piccolissimo davanti a così tanta saggezza espressiva.
Ma ricco dentro per avere degli splendidi Amici e compagni di vita.
Grazie 

COLORI

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INCREDIBILE NUNZ    
9 luglio 2015 - 11:30
Msg #8996

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INCREDIBILE NUNZ

 COLORI

 Una breve pausa di frescura in questa torrida estate mi conciliano  un attimo di riflessione sul tuo racconto, che trovo bello ed emozionante.

A scuola gli insegnanti mi dicevano "  Mortelliti lei scrive bene dovrebbe applicarsi ".

Ci  rifletto, è vero, non scrivo più da tempo immemorabile, solo relazioni e fredde programmazioni, allora decido di prendermi del tempo  per risponderti di qualcosa che conosco in modo profondo.

Forse  non sai che per alcuni anni ho dipinto come falsario. e ovviamente tra gli artisti che preferisco non può mancare Van Gogh.

 E mentre lavo piatti postumi dell'ennesima festa con gli amici di sempre a casa mia, mi vengono in mente le  lettere di Vincent all' amico e adorato fratello Teo.
Devi leggerle. Descrivono
 le sue visioni attraverso i colori.E Van Gogh era un grande visionario.

Sì !  ti voglio  parlare di colori, dei colori della mia esperienza, dei colori dei racconti fatti e ascoltati, di ciò che si è vissuto e di ciò che si è sognato.

Ti voglio parlare del bianco .  Del bianco della schiuma, del ribollire dell’ acqua, di quel bianco che incute paura, ma che cerchi, che ti mette alla prova, che ti fa scorrere brividi nel  corpo, ma può anche essere il bianco della neve che vedi sulle rive e che contrasta con il desiderio di stare al caldo, ma che non supera quello di uscire la domenica dalla tua casa per essere lì dove ti senti in pace con te stesso.

Ma è anche il bianco delle Apuane e del Frigido, che vi scorre, del marmo bianco che Michelangelo adorava, e ti chiedi come mai le alpi innevate sono lì a due passi dal mare, e tu sei lì dentro. Ma non è il bianco della neve , ma il pallore del marmo. Come quello che hai conosciuto tu in questo scorcio d’ estate.

Ti voglio parlare del verde, del verde in tutte le sue sfumature, quel verde che rilassa, del verde che ti rimane negli occhi anche ore dopo il tuo rientro in città.

Dei pascoli curatissimi della Svizzera, dove le vacche sono sdraiate a brucare e sembra quasi non vogliano fare la fatica di vivere, con gesti lenti e misurati.

Del verde dei boschi del  Canada, o del Montana. Non sono gli stessi verdi della Norvegia, lì sono quasi neri, incombenti.

O del Verdon profondissimo solco, dove sei schiacciato dall’ imponenza. Lo percorri con l’ angoscia di sapere di non poterti permettere errori nel fiume più pericoloso, magicamente verde. Di verdi ne ho visti tanti, tutti uguali e al tempo stesso tutti diversi, e ogni volta ti emozioni.

E il giallo con i suoi toni di ocra, marrone, sabbia. E’ il giallo dell’ argilla, o delle piene. Il primo invitante e  divertente, il secondo  pauroso e adrenalinico.

O è il giallo dei racconti  degli amici , del Californiano Dry Middle Creek , o del Marocco o del Colorado ( che è il mio sogno che probabilmente non coronerò più nella mia vita ) e ti trovi a sognare con gli occhi aperti invidiando coloro che ci sono stati.

Ma è anche il ricordo di innumerevoli notti passate davanti al giallo  di un fuoco acceso, a raccontare di avventure, di posti  e di esperienze.

Il rosso, uno su tutti il francese Var, pareti liscie ,scolpite, accese, scorri in mezzo a queste pareti uniche al mondo.

Ma è anche il colore dell’ apprensione per l’ amico che emerge con il volto coperto di sangue, per poi scoprire che non è nulla di grave, l’ acqua per un momento ha amplificato l’ effetto, ma poi per farsi perdonare , miracolosamente come un buon medicinale arresta ciò che ha creato.

Ma è il rosso delle albe e dei tramonti degli Stati Uniti che liberano nell’ aria quelle polveri che noi italiani non conosciamo.

Il nero e il grigio, sono i colori meno frequenti e temuti. sono i colori  del buio che per  pochi secondi interminabili scopri di non essere preparato  a riconoscere, quando la potenza esplosiva dell’ acqua ti travolge e ti spinge giù, facendoti rotolare , e poi per inspiegabile motivo ti catapulta verso la luce.

Il grigio del Vorderrhain  che con le sue grotte imponenti ti fanno sognare di essere nel giurassico e ti aspetti che da lì a poco spunterà il feroce  predatore  ad abbeverarsi.

Sembra strano ma l’ acqua può essere anche nera quando la piena  scorre lungo vallate di Lavagna e Ardesia, e questo ti irrita perché non vedi le insidie, le devi immaginare.

Come devi immaginare l’ acqua nel buio totale i della galleria del Trebbia come disse Francesco “ devi essere molecola d’ acqua “. e scorrere con essa.

E’ il colore del neoprene, quel colore che ti fa riconoscere come uno di noi, che ti fa puzzare come uno di noi che ti rende uguale a noi.

Ma è anche il colore della notte e delle stellate a cui non puoi resistere, l’ ammirazione trascende, e la contemplazione unisce. Quante vote ho sollevato la testa e ho detto “ Guarda che stellata !  “  e la fotografia che emerge e quella di due uomini duri che rimangono lì per mezz’ ora a naso in su , come appartenessero ad un unico disegno.

E poi c’è l’ azzurro, il turchese il blu, l’ oltremare. Questi li hai conosciuti anche tu, ma ce ne sono in giro per il mondo tanti altri ti assicuro.

Il blu dell’ oceano o del nostro mare. Quel mare che tra poco raggiungerò e che mi è caro.

Quel mare che ho imparato a conoscere e rispettare che diventa di un colore più profondo appena il vento comincia a sferzare.

E poi ci sono le tavolozze. Come il Trebbia in autunno che è un miracolo. Dove il rosso dell’ acero, il bianco giallo delle betulle si amalgama al verde del pino e dell’ abete.

Ecco questi sono i colori della mia esperienza, mi sono trattenuto, ma ti assicuro ce ne sono molti altri.

Ma ora ti voglio parlare di colori che non so descrivere .

Che colore ha l’ unione del gruppo?  o lo sguardo di felicità di un tuo compagno di discesa?

Che colore ha la serata insieme attorno a un tavolo, o la colazione insieme? E la paura di un amico di cui sei responsabile?

O il viaggio insieme a condividere racconti ed emozioni?

Ecco ….  Ora sei entrato nel nostro mondo e puoi capire dall’ interno cosa rappresenta per noi. Non è solo un fatto di sport. Come ti dissi  “ E’ tanta roba, ma veramente tanta……!!! “

Grazie per la dedica.

R: WEEKENDONE SLOVENO

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LUKE    
9 luglio 2015 - 10:54
Msg #8995

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LUKE

Red, sei un poeta, scrittore romantico. Davvero bello il tuo racconto, mi sono commosso... E poi che coraggio che hai, se è vero che non sai nuotare... Un abbraccio, fratello di avventura!

R: WEEKENDONE SLOVENO

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BOBBY    
9 luglio 2015 - 08:38
Msg #8994

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BOBBY

Grazie Red!
Un dipinto spettacolare del fine settimana in Soca.

R: WEEKENDONE SLOVENO

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BOBBY    
9 luglio 2015 - 08:38
Msg #8993

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BOBBY

Grazie Red!
Un dipinto spettacolare del fine settimana in Soca.

R: WEEKENDONE SLOVENO

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ANDREROCK    
9 luglio 2015 - 08:07
Msg #8992

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ANDREROCK

.. ma se vogliamo che tu ce ne faccia tanti altri ancora di report cosi...... devi imparare a nuotare in fiume! :-)))

R: WEEKENDONE SLOVENO

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ANDREROCK    
9 luglio 2015 - 08:00
Msg #8991

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ANDREROCK

Red, e' uno dei report piu' suggestivi di sempre. Grazie !

R: WEEKENDONE SLOVENO

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PASQUALE    
9 luglio 2015 - 00:52
Msg #8990

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PASQUALE

Red, grazie per il tuo racconto, in molti tratti assai suggestivo, e per averci dato un'altra chiave di lettura della bellissima poesia di Ungaretti. A presto.

R: WEEKENDONE SLOVENO

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RED RIVER    
9 luglio 2015 - 00:08
Msg #8989

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RED RIVER

Primo ricordo: il camper sobbalza e mi scuote dal dormiveglia, e mi allungo a guardare fuori. Non so da quanto tempo, ormai, attraversiamo solo boschi, pascoli fradici di temporale, sbuffi di nebbia impigliati tra i rami degli abeti. Niente stelle in cielo stanotte. Nel buio le cime delle montagne mandano un bagliore che per un po' prendo per neve. Può aver nevicato anche in luglio, di notte, lassù a tremila metri? Poi la luna spunta dalle nuvole e mi accorgo che invece è roccia: pareti bianchissime, di un bianco che non esiste tra le mie montagne scure. Eppure dovevo saperlo. È per quel bianco, mi dico, che siamo qui. Per l'acqua che sul calcare non scorre in superficie, ma scivola dentro la montagna fino in profondità, e poi sgorga a valle improvvisa, già fiume.

Il primo desiderio, la mattina dopo, è andare a vederlo. Non sono nemmeno le sette quando esco dalla tenda, mi allontano dal campeggio in direzione del sole, trovo un sentiero che scende, entro nel bosco. Sento il rumore dell'acqua ancora prima di scorgerne il luccichio. So dove mi trovo, ho studiato le cartine: questa è la Koritnica nel suo ultimo tratto, là dove sta per confluire nella Soca. Coritenza e Isonzo, c'è scritto sulle vecchie mappe italiane, ma l'acqua non sa nulla dei nomi che le diamo: corre veloce su un letto di ciottoli bianchi, limpidissima, profonda solo due spanne, e a quest'ora manda un vapore che sembra quasi un risveglio, il suo passare dalla notte al mattino. Mi chino ad accarezzare l'acqua con le mani e a lavarmi la faccia e il collo. Se volete chiamarlo battesimo, fate pure.

Poche ore dopo sono di nuovo in quell'acqua, insieme a voi. Mi sarebbe difficile adesso raccontare ogni passaggio, ogni caduta, ogni momento privato di sconforto o euforia. Sto imparando che in canoa non è solo il fiume a cambiare continuamente, ma anche quello che sento sale e scende insieme a lui. Dentro l'acqua, una rapida dopo l'altra, mi sembra di guadagnare un po' alla volta un senso di equilibrio e armonia, e quasi ci arrivo a sentirmi bene, a illudermi che la canoa sia soltanto un'estensione del corpo. Poi basta un dubbio, una lentezza, un movimento brusco che non va d'accordo con il volere dell'acqua. Mi ritrovo a testa sotto a cercare di uscire da quella gabbia, mi agito per tornare a respirare, annaspo verso la riva, sbatto tra i massi. Quando rientro in canoa tutta la sicurezza è svanita e sono di nuovo goffo, in balia delle forze del fiume come un tappo di sughero nella corrente. Ogni onda è un pericolo, ogni rapida minaccia un fallimento. Posso cadere molte altre volte, allora, oppure avere fortuna, e superare indenne un tratto di fiume, e se sono fortunato piano piano riconquisto l'equilibrio perduto. In certi momenti arrivo a sentirmi perfino inaffondabile. O spero solo che arrivi lo sbarco, o comincio a sperare che non arrivi mai. Fino al prossimo sasso su cui m'incaglio o alla prossima onda che mi travolge e mi butta di sotto.

Poi ci siete voi. Ho vividi ricordi dei nostri viaggi in macchina, delle nostre bevute, del modo in cui ognuno di voi ride, guarda, è timido o strafottente, entra in fiume e pagaia. Il modo di stare in acqua è diverso per tutti e qualcuno di voi esprime forza, qualcuno leggerezza, qualcuno agilità, qualcuno eleganza e narcisismo, qualcuno calma ed essenzialità. Io vorrei imparare qualcosa da ciascuno. Però il ricordo più vivido è quello di essere travolto dalla corrente, in mezzo a un fiume, quasi affogato (ormai lo sapete, non so nuotare), e ritrovarmi lì vicino una mano, una corda, la maniglia di una canoa, e una voce che dice prendi, tieniti, ti porto fuori io. Io mi fido ciecamente. Nunzio, Andrea, Bobby, Rino, Claudio, Mike: ognuno di voi mi ha aiutato a un certo punto e io dietro a voi mi butterei giù per qualsiasi fiume. Pure se non so nuotare. Questa intimità che non troviamo nelle nostre giornate, che non è forse possibile nella vita che facciamo, la conosciamo dentro il fiume. Possiamo chiamarla fratellanza? Una volta era il legame degli uomini che vanno in guerra insieme - una condanna che, se Dio vuole, non ci tocca più: allora diciamo che è degli uomini che affrontano insieme un pericolo, rischiano la pelle per loro scelta, e si prendono cura uno dell'altro. È questo che mi rimane nel cuore più ancora delle linee e dell'incredibile limpidezza della Soca.

Così oggi che sono tornato alle mie montagne, e salgo per i miei sentieri con il mio bastone e il mio cane, mi porto il ricordo di quelle giornate in una fitta sul fianco destro (un sasso sloveno deve avermi spaccato qualcosa), e in una poesia che mi piaceva vent'anni fa. Me l'ero dimenticata, sono andato a rileggerla proprio stamattina. Giuseppe Ungaretti non era un canoista ma ne sapeva qualcosa sia di fiumi che di fratellanza. Scrisse questi versi nel 1916: da soldato aveva appena conquistato Gorizia e contemplava il fiume, il nostro fiume, dalle colline dietro la città. Comunque, per noi che non siamo andati in guerra, si può leggere questa poesia anche in un altro modo: in fondo dice che in mezzo a ogni rapida, o a prender fiato dentro ogni morta, o in apnea nelle onde a cercare di guadagnare la riva, in ogni fiume che scendiamo ci sono i fiumi che abbiamo già sceso, e che tutti i fiumi non sono che un solo fiume. Non è quello che scopriamo ogni volta anche noi?

I FIUMI

Mi tengo a quest'albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un'urna d'acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L'Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull'acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Questo è l'Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell'universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m'intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil'anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d'inconsapevolezza
Nelle distese pianure

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati sull'Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch'è notte
E la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

(questo racconto è per Nunzio)

R: WEEKENDONE SLOVENO

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RED RIVER    
9 luglio 2015 - 00:00
Msg #8988

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RED RIVER

Primo ricordo: il camper sobbalza e mi scuote dal dormiveglia, e mi allungo a guardare fuori. Non so da quanto tempo, ormai, attraversiamo solo boschi, pascoli fradici di temporale, sbuffi di nebbia impigliati tra i rami degli abeti. Niente stelle in cielo stanotte. Nel buio le cime delle montagne mandano un bagliore che per un po' prendo per neve. Può aver nevicato anche in luglio, di notte, lassù a tremila metri? Poi la luna spunta dalle nuvole e mi accorgo che invece è roccia: pareti bianchissime, di un bianco che non esiste tra le mie montagne scure. Eppure dovevo saperlo. È per quel bianco, mi dico, che siamo qui. Per l'acqua che sul calcare non scorre in superficie, ma scivola dentro la montagna fino in profondità, e poi sgorga a valle improvvisa, già fiume. Il primo desiderio, la mattina dopo, è andare a vederlo. Non sono nemmeno le sette quando esco dalla tenda, mi allontano dal campeggio in direzione del sole, trovo un sentiero che scende, entro nel bosco. Sento il rumore dell'acqua ancora prima di scorgerne il luccichio. So dove mi trovo, ho studiato le cartine: questa è la Koritnica nel suo ultimo tratto, là dove sta per confluire nella Soca. Coritenza e Isonzo, c'è scritto sulle vecchie mappe italiane, ma l'acqua non sa nulla dei nomi che le diamo: corre veloce su un letto di ciottoli bianchi, limpidissima, profonda solo due spanne, e a quest'ora manda un vapore che sembra quasi un risveglio, il suo passare dalla notte al mattino. Mi chino ad accarezzare l'acqua con le mani e a lavarmi la faccia e il collo. Se volete chiamarlo battesimo, fate pure. Poche ore dopo sono di nuovo in quell'acqua, insieme a voi. Mi sarebbe difficile adesso raccontare ogni passaggio, ogni caduta, ogni momento privato di sconforto o euforia. Sto imparando che in canoa non è solo il fiume a cambiare continuamente, ma anche quello che sento sale e scende insieme a lui. Dentro l'acqua, una rapida dopo l'altra, mi sembra di guadagnare un po' alla volta un senso di equilibrio e armonia, e quasi ci arrivo a sentirmi bene, a illudermi che la canoa sia soltanto un'estensione del corpo. Poi basta un dubbio, una lentezza, un movimento brusco che non va d'accordo con il volere dell'acqua. Mi ritrovo a testa sotto a cercare di uscire da quella gabbia, mi agito per tornare a respirare, annaspo verso la riva, sbatto tra i massi. Quando rientro in canoa tutta la sicurezza è svanita e sono di nuovo goffo, in balia delle forze del fiume come un tappo di sughero nella corrente. Ogni onda è un pericolo, ogni rapida minaccia un fallimento. Posso cadere molte altre volte, allora, oppure avere fortuna, e superare indenne un tratto di fiume, e se sono fortunato piano piano riconquisto l'equilibrio perduto. In certi momenti arrivo a sentirmi perfino inaffondabile. O spero solo che arrivi lo sbarco, o comincio a sperare che non arrivi mai. Fino al prossimo sasso su cui m'incaglio o alla prossima onda che mi travolge e mi butta di sotto. Poi ci siete voi. Ho vividi ricordi dei nostri viaggi in macchina, delle nostre bevute, del modo in cui ognuno di voi ride, guarda, è timido o strafottente, entra in fiume e pagaia. Il modo di stare in acqua è diverso per tutti e qualcuno di voi esprime forza, qualcuno leggerezza, qualcuno agilità, qualcuno eleganza e narcisismo, qualcuno calma ed essenzialità. Io vorrei imparare qualcosa da ciascuno. Però il ricordo più vivido è quello di essere travolto dalla corrente, in mezzo a un fiume, quasi affogato (ormai lo sapete, non so nuotare), e ritrovarmi lì vicino una mano, una corda, la maniglia di una canoa, e una voce che dice prendi, tieniti, ti porto fuori io. Io mi fido ciecamente. Nunzio, Andrea, Bobby, Rino, Claudio, Mike: ognuno di voi mi ha aiutato a un certo punto e io dietro a voi mi butterei giù per qualsiasi fiume. Pure se non so nuotare. Questa intimità che non troviamo nelle nostre giornate, che non è forse possibile nella vita che facciamo, la conosciamo dentro il fiume. Possiamo chiamarla fratellanza? Una volta era il legame degli uomini che vanno in guerra insieme - una condanna che, se Dio vuole, non ci tocca più: allora diciamo che è degli uomini che affrontano insieme un pericolo, rischiano la pelle per loro scelta, e si prendono cura uno dell'altro. È questo che mi rimane nel cuore più ancora delle linee e dell'incredibile limpidezza della Soca. Così oggi che sono tornato alle mie montagne, e salgo per i miei sentieri con il mio bastone e il mio cane, mi porto il ricordo di quelle giornate in una fitta sul fianco destro (un sasso sloveno deve avermi spaccato qualcosa), e in una poesia che mi piaceva vent'anni fa. Me l'ero dimenticata, sono andato a rileggerla proprio stamattina. Giuseppe Ungaretti non era un canoista ma ne sapeva qualcosa sia di fiumi che di fratellanza. Scrisse questi versi nel 1916: da soldato aveva appena conquistato Gorizia e contemplava il fiume, il nostro fiume, dalle colline dietro la città. Comunque, per noi che non siamo andati in guerra, si può leggere questa poesia anche in un altro modo: in fondo dice che in mezzo a ogni rapida, o a prender fiato dentro ogni morta, o in apnea nelle onde a cercare di guadagnare la riva, in ogni fiume che scendiamo ci sono i fiumi che abbiamo già sceso, e che tutti i fiumi non sono che un solo fiume. Non è quello che scopriamo ogni volta anche noi? I FIUMI Mi tengo a quest'albero mutilato Abbandonato in questa dolina Che ha il languore di un circo Prima o dopo lo spettacolo E guardo Il passaggio quieto Delle nuvole sulla luna Stamani mi sono disteso In un'urna d'acqua E come una reliquia Ho riposato L'Isonzo scorrendo Mi levigava Come un suo sasso Ho tirato su Le mie quattro ossa E me ne sono andato Come un acrobata Sull'acqua Mi sono accoccolato Vicino ai miei panni Sudici di guerra E come un beduino Mi sono chinato a ricevere Il sole Questo è l'Isonzo E qui meglio Mi sono riconosciuto Una docile fibra Dell'universo Il mio supplizio È quando Non mi credo In armonia Ma quelle occulte Mani Che m'intridono Mi regalano La rara Felicità Ho ripassato Le epoche Della mia vita Questi sono I miei fiumi Questo è il Serchio Al quale hanno attinto Duemil'anni forse Di gente mia campagnola E mio padre e mia madre Questo è il Nilo Che mi ha visto Nascere e crescere E ardere d'inconsapevolezza Nelle distese pianure Questa è la Senna E in quel suo torbido Mi sono rimescolato E mi sono conosciuto Questi sono i miei fiumi Contati sull'Isonzo Questa è la mia nostalgia Che in ognuno Mi traspare Ora ch'è notte E la mia vita mi pare Una corolla Di tenebre (questo racconto è per Nunzio)

GOIOVEDI 9 APERTURA LAST MINUTE

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REVERENDO MIKE    
8 luglio 2015 - 21:49
Msg #8987

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REVERENDO MIKE

 ciao a tutti

giovedì 9, domani, sarò in sede per il recupero di una lezione con gli ultimi corsisti nuovi amici del cfm. Chi volesse passare a farsi una pagaiata sappia che la sede resterà aperta dalle 18,30 alle 20,30 circa.

ciao!

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